La lunga strada di Cecilia Ziano (Quartetto Lyskamm) tra grandi incontri e maestri speciali

Al rapporto tra architettura e potere si sono ispirati EstOvest Festival 2017 e l’Istituto piemontese “Antonio Gramsci” nell’immaginare “Musica e Potere”, un ciclo di tre incontri (9, 16 e 23 novembre) presso il Polo del ‘900 di Torino, pensato appositamente nella ricorrenza dei Cento anni dalla Rivoluzione d’Ottobre (1917). Il tema del rapporto tra arte e potere non viene affrontato solo dal punto di vista musicale ma a 360 gradi,  in un interessante gioco di specchi. Il pubblico si accosterà, attraverso la storia, la politica, la letteratura, la musica, la danza, il cinema e le arti visive, alle stanze del potere per oltre un secolo di storia. Il primo periodo di indagine è “La Russia tra i due secoli” ovvero il periodo zarista, pre-sovietico. Giovedì 9 novembre alle ore 19 nella Biblioteca del Polo del ‘900 suonerà il brillante Quartetto Lyskamm. La serata si aprirà con l’esecuzione di grandi autori russi. Dal Quartetto n.2 di Alexander Borodin si passerà a Maps of Non-Existent cities. Bludenz del contemporaneo Dmitri Kourkuandski (1976).

Cecilia Ziano 2jpgConosciamo meglio Cecilia Ziano, primo violino del Quartetto Lyskamm, fondato nel 2008 a Milano da quattro musicisti italiani, che ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il Borletti – Buitoni Chamber Music Prize, “Claudio Abbado” 2016, premio speciale per la musica da camera intitolato alla memoria di Claudio Abbado.

 

Buongiorno Cecilia, da dove nasce la sua “vocazione” per il quartetto d’archi?  

Buongiorno! La vocazione del quartetto nasce da bambina: il mio studio con il violino è iniziato con il Metodo Suzuki, con Fabrizio Pavone, quindi, oltre allo studio dello strumento sono stata iniziata subito alla musica d’insieme. Da quella esperienza ho capito che condividere la musica, per me, era fondamentale.

 

Dal gennaio 2014 lei è il primo violino del Quartetto Lyskamm, che si è distinto nel panorama cameristico europeo, per aver conquistato importanti premi e onorificenze. Come è stato inserirsi in una formazione già esistente? E quale è, secondo lei, il suo particolare apporto all’ensemble?

È stato bellissimo e molto ispirante: ci siamo trovati a Berlino e da lì è iniziato il nostro percorso insieme. Entrarci non è stato difficile, anzi, la nota negativa, ma anche una grossa spinta, è stata la mole di repertorio che ho dovuto imparare alla velocità della luce per i concerti già in programma. Mi ricordo l’impatto del quarto quartetto di Bartòk… ci ridiamo ancora adesso. Per l’apporto all’ensemble, dovrebbe chiedere agli altri tre componenti! 🙂

 

Cosa il quartetto dà e cosa il quartetto toglie ad un musicista?

Onestamente penso che il quartetto aggiunga qualcosa al musicista, anzi molto. Non ho rinunciato né alla  mia personalità e né al mio estro artistico. Anzi, impari ad integrarli, a farli crescere e a metterli a disposizione quando serve. Se devo dire cosa toglie il quartetto non è sicuramente sulla parte musicale che mi concentro. Avere a che fare con altre tre persone per tantissimo tempo (molto più di quello che passo con mio marito) a volte, implica una conoscenza reciproca e pazienza molto sviluppati. Siamo un esperimento sociale 🙂

 

Il Quartetto Lyskamm è stato invitato nell’estate del 2017 come  quartetto “in residenza” dello Xenia Chamber Music Course di organizzato a Pracatinat dall’Associazione Ensemble Xenia. Vi partecipano ogni anno circa 60 allievi di età compresa tra i 10 e i 24 anni.  Ci risulta che anche lei, da studentessa, vi ha partecipato più volte. Ci può spiegare che tipo di lavoro avete affrontato con i ragazzi? Inoltre quali emozioni ha provato nel ritornare a Pracatinat, non più come allieva, ma come insegnante?

Sono andata a Pracatinat che avevo appena undici anni ed è stato il corso che più ha segnato la mia vita musicale: ho conosciuto tre persone fondamentali nella mia crescita che sono state Christine Anderson, Adrian Pinzaru e Dora Schwarzberg, che poi mi hanno seguito per otto anni. Il corso è semplicemente straordinario, mi commuovo sempre quando ne parlo perché è organizzato con una passione incredibile e questo si sente. I ragazzi fanno tantissima musica da camera e si divertono a farla, seguiti da insegnanti di prim’ordine e affiancati da altre attività che non sempre riguardano la musica. L’ambiente internazionale è fondamentale per tutti e i ragazzi sono entusiasti. Io lì per la prima volta ho parlato inglese…

Quando Eilis Crantich e Liza Wilson (fondatrici insieme a Christine Anderson del corso di musica da camera) mi hanno chiamato, ero contentissima e emozionata. Mi ricordo l’impatto con certe opere, come i quartetti di Mendelssohn suonati dal Quartetto Prometeo, o le lezioni sui quartetti di Haydn. Quando ci penso ricordo di quanto ero galvanizzata di poter imparare tutto quelle cose.

Con i ragazzi siamo riusciti ad instaurare un rapporto amichevole e a seconda delle necessità. Spero che siamo riusciti a incuriosirli e ad aiutarli. A me, alla prima lezione che ho dovuto tenere, batteva il cuore!

 

Scopriamo le sue origini. Lei nasce nella città natale di Favria. Il Canavese è un territorio ricco di tradizione e attenzione per la musica, tanto che nella olivettiana Ivrea degli anni ’60 suonava Pollini e in quelle zone ha trovato sede, sempre in quegli anni, anche la prima scuola Suzuki in Italia. Lei ha imparato a suonare il violino a quattro anni proprio con la metodologia didattica del giapponese Shinichi Suzuki. In questo percorso l’apporto della sua famiglia è stato fondamentale. Che cosa ha portato di questa esperienza, vissuta durante la sua infanzia in Canavese, nella sua vita di musicista cosmopolita?

Per me la Scuola Suzuki è stata in primis una scuola di vita. Ho alcuni dei più bei ricordi della mia infanzia, e amicizie fraterne che ho ancora tutt’ora. I miei genitori penso siano stati impeccabili nell’accompagnarmi nella musica: non sono mai stati impositivi, ma cercavano di assecondare quello che volevo fare, con disciplina, ma senza costrizione. Mi è sempre piaciuto suonare, non era così difficile farmi studiare un po’ tutti i giorni. Tra le tante cose che il Suzuki mi ha dato, ci sono tre cose fondamentali che ho visto che mi hanno fatto partire più avvantaggiata in alcuni contesti: l’educazione all’orecchio, la velocità nell’apprendere in modo estemporaneo (sento una cosa e la riesco a riprodurre) e un’infarinatura di prassi esecutiva. Sembrano poche cose, ma sono un mondo, e sono state poi lampadine che al momento giusto si sono accese e hanno iniziato dei processi di approfondimento.

 

La sua formazione è stata sostenuta da Fondazioni e Enti culturali torinesi che hanno creduto nelle sue capacità. Ha vinto il Master dei Talenti della Fondazione CRT e conquistato la borsa di studio della De Sono Associazione per la Musica. Si può dire che i suoi successi, oltre che dal suo grande talento e dalla sua costanza, sono stati il frutto anche di “belle realtà” che esistono nel territorio torinese. Ora che lei gira il mondo, cosa pensa dell’ambiente culturale e in particolare musicale di Torino? 

SICURAMENTE! In molti mi hanno invidiato la possibilità di avere questi sostegni, ed è triste che non sia così in tutta Italia! Non ho altre parole se non “ Grazie” verso queste realtà, dietro le quale vi sono persone che hanno creduto in me. Torino non la frequento più così tanto come quando ero una ragazzina, ormai vivo fuori da un bel po’, e ci torno di rado, quindi non posso fare un’analisi approfondita. Mi limito a dire che bisognerebbe sempre puntare sulla qualità e sui giovani. Vi assicuro che il denaro non è la prima cosa a cui pensa un ragazzo giovane, ma se lo metti in dei contesti che davvero lo fanno crescere e lo stimolano, quella diventa la cosa più preziosa per il proprio avvenire.

 

Nel 2012 ha iniziato la sua collaborazione con i Berliner Philharmoniker.  Com’è lavorare con questa formazione leggendaria? C’è qualche aneddoto legato al la sua esperienza con questa orchestra che potrebbe incuriosire chi ci legge?

È sicuramente un’esperienza totalizzante e i Berliner sono un organismo così perfetto, che ogni tanto fa persino paura! Uno degli aneddoti più divertenti che mi riguarda è quando, la prima volta che vi ho suonato, in una pausa stavo studiando nei leggii in fondo. Sedendomi, ho agganciato la fila di leggii dei fiati; finito di studiare mi son alzata un po’ velocemente e.. ho fatto cadere tutto!!! Ora rido, in quel momento speravo di scomparire…

 

Lei si è sposata da pochissimo e ha appena vinto il posto come spalla dei violini secondi alla Rotterdam Philharmonisch Orkest. Ora si godrà questo momento personale e professionale, oppure ci sono già altri progetti dietro l’angolo? 

In realtà dopo il matrimonio siamo riusciti ad avere due settimane di vacanze, ma la sera del mio rientro ero già con il quartetto. Ho la grande fortuna di avere un marito che è un grandissimo musicista, quindi ci sosteniamo tanto, e troviamo sempre il modo di raggiungerci o di avere momenti per noi.  Per quanto riguarda il concorso è successo in mezzo a mille impegni, spero di avere presto il tempo di festeggiare un po’ più con calma con la mia famiglia!

 

  • RASSEGNA STAMPA 2017
  • Cushion Concert al Museo Egizio 2017



    di Alessandro Contaldo - La Repubblica.it
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